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Calabria senza pace tra inchieste e scadenze elettorali

Calabria senza pace tra inchieste e scadenze elettorali

Il periodo che la Calabria sta attraversando non è dei piu facili, una regione senza pace coinvolta ora in inchieste sui rifiuti che vedono coinvolti grandi nomi sia di destra che di sinistra mentre si cerca di capire se e quando si potrà far fronte alle scadenze elettorali.

La presidente della regione Calabria Jole Santelli si trova ad affrontare un nuovo periodo difficile del suo ancora breve mandato. Dopo la non totalmente rientrata emergenza Coronavirus una nuova tegola si è abbattuta sulla cittadella regionale. Regione Calabria senza pace che a ventiquattro ore dal sequestro per mafia della holding dei rifiuti e della manutenzione stradale Avr, che nel suo crollo ha trascinato con sé otto fra amministratori ed ex si trova ora ad affrontare il dopo sequestro e a cercare di rimettere insieme i pezzi tenendo bene a mente le imminenti scadenze elettorali di ben 71 comuni. Santelli si ritrova con un assessore sotto inchiesta, la responsabile dei Trasporti, Domenica Catalfamo, dopo aver perso causa arresto per concorso esterno il consigliere di maggioranza Domenico Creazzo, poco dopo la proclamazione.

Indagati di destra

In Regione, le elezioni sono una prospettiva lontana. La nuova Giunta è arrivata a più di 50 giorni dal voto del 26 gennaio scorso e in piena emergenza Covid in un palazzo Campanella a tutt’oggi ancora blindato e già la governative perde pezzi. Uno dei grandi nomi sotto inchiesta è come già detto quello dell’assessore ai Trasporti da lei personalmente scelto, Domenica Catalfamo. Ufficialmente una “tecnica” scelta per le sue competenze”, ma considerata espressione del braccio destro politico di Santelli, il deputato Francesco Cannizzaro, Catalfamo è accusata di associazione a delinquere, omessa denuncia e induzione a dare o promettere utilità. Ma l’assessore si difende: “Evidenzio la mia totale estraneità che certamente avrò modo di dimostrare nelle competenti sedi giudiziarie, spero nel più breve tempo possibile”. Per i giudici il discorso è ben diverso, Catalfamo è definita “figura baricentrica” fra l’Ente per cui lavorava come dirigente e l’Avr. All’azienda avrebbe fornito informazioni riservate per chiudere affari e accelerare procedure e riferito desideri e pretese dei politici, ottenendo in cambio anche favori come auto dell’azienda per accompagnare gli invitati alla festa della figlia o per il trasporto di un tapis roulant.”Benefici di natura privata” scrivono i magistrati “di irrisorio valore economico” ma che “risultano incompatibili con il ruolo teoricamente super partes rivestito dal pubblico ufficiale a cui spettava il controllo sull’attività svolta dalla società”.
Nel caso dell’altro indigato il consigliere FDI Domenico Creazzo le accuse che lo hanno portato ai domiciliari sono ben più gravi Per i magistrati, quel successo elettorale si deve in larga parte all’impegno dei clan, di cui il fratello del politico, Nino, sarebbe diretta espressione. Nella stessa inchiesta, spuntano i nomi di Giuseppe Neri, ex Pd passato a Fdi, attualmente in Consiglio regionale, che però non è indagato.
Oltre a Creazzo nell’ambito dell’inchiesta “rinascita Scott” fanno poi capolino anche i nomi di Vito Pitaro, anche lui non indagato ma più volte evocato perché insieme al suo storico mentore Bruno Censore del PD di Serra San Bruno, tra le città chiamate alle urne, “si sarebbero avvalsi dell’appoggio di persone ‘ad alto rischio’, esponenti della criminalità locale, per garantirsi il bacino di voti”.

Indagati di sinistra

La stessa indagine coinvolge la città metropolitana di Reggio Calabria e la giunta Falcomatà. Il sindaco uscente non potrà avvalersi di alcuni suoi collaboratori nelle imminenti elezioni.
Con l’accusa di aver preteso dall’azienda Avr assunzioni o scatti di carriera per i propri protetti, sotto inchiesta sono finiti il vicesindaco e braccio destro di Falcomatà, Armando Neri l’assessore ai Lavori Pubblici, Giovanni Muraca, il consigliere metropolitano con delega al Bilancio, da tempo anche in direzione nazionale Pd, Nino Castorina, e quello con delega alla Cultura, Filippo Quartuccio, oggi in Mdp, il consigliere comunale dem Rocco Albanese, decano dell’assise cittadina, e l’ex consigliere provinciale e regionale Gianni Nucera, in passato da segretario regionale di Sel, oggi al Pd, considerato fra i grandi mattatori di consensi nel centrosinistra.
Tra loro non tutti sono estimatori di Falcomatà ma trovarsi senza gran parte degli eccellenti nomi reggini alla scadenza elettorale non fa certo bene alla sinistra e al sindaco uscente. Con una nota congiunta gli indagati : “hanno proclamato la propria “piena fiducia nell’operato della magistratura e della squadra Stato”, giurato “assoluta estraneità” alle accuse, professato “serenità” e promesso di continuare a “lavorare a testa alta, combattendo quotidianamente la nostra battaglia per il bene di Reggio e di tutti i reggini”.