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Il Battistero di Santa Severina

Il Battistero di Santa Severina

Su una rupe che governa dall’alto l’intera vallata del marchesato crotonese, in una posizione strategica tra le acque cristalline del mar Ionio e i monti incontaminati della Sila, sorge il borgo di Santa Severina.  

Uno scrigno che conserva, tutt’oggi, un inestimabile patrimonio storico-artistico, venutosi a creare con il susseguirsi delle diverse dominazioni che hanno interessato il Meridione d’Italia.  

Ne fa da padrone il Battistero, una delle massime testimonianze del periodo bizantino in Calabria, datato tra VII e VIII secolo d.C., un unicum precedente all’anno Mille nella nostra regione.  

L’origine del battistero di Santa Severina

Per quanto riguarda la sua costruzione si sono formulate diverse ipotesi. Nella tradizione locale si tramanda che il Battistero sia nato come tempio pagano, un’antica leggenda indica, infatti, la piccola finestra a trafori come il posto dal quale la Sibilla dava gli oracoli. 

Ph. Domenico Squillace

La struttura 

L’edifico è ubicato sul lato nord della cattedrale metropolita e presenta una pianta centrale cruciforme. 

 Esternamente la struttura si presenta costruita su un impianto circolare con quattro appendici, anche se, attualmente, il braccio nord-est è scomparso per far posto al vano sacrestia della cattedrale e quello nord-ovest risulta essere stato ridotto per dare maggior spazio alla strada che costeggia l’intero complesso.  

All’interno invece si caratterizza dalla presenza del colonnato, costituito da otto colonne, dai soprastanti archi del tamburo, dalle volte ellittiche del deambulatorio, dalla rotonda, da tre bracci e dall’abside, che, sono tutti organici alla rotonda e concorrono a creare una sintesi spazio-volumetrica unitaria con l’intero complesso.  

Si denota una ritmica alternanza tra pieni e vuoti, a volte rischiarati dalla luce a volte velati dalla penombra, che si manifestano in corrispondenza delle otto finestre chiuse da transenne in pietra, traforate con buchi circolari.  

Il materiale d’impiego 

Analizzando nel dettaglio il materiale delle otto colonne, sette sono di granito ed una in muratura, i rispettivi capitelli sono in prevalenza bizantini di fattura grossolana, invece uno risulta essere un capitello dorico datato IV-III secolo a.C.  

Attraverso gli studi condotti si è potuto constatare grazie alla stonacatura delle pareti, della cupola e degli archi, la presenza nella tessitura muraria, di numerosi mattoni romani, come ci testimoniano i marchi di fabbrica impressi. 

Si tratta di materiale di spoglio di altre costruzioni risalenti a epoche precedenti. A tal proposito, più indizi individuano Petelia (attuale Strongoli) come area di provenienza dei mattoni in esame.  

Ph. Domenico Squillace

Gli affreschi 

All’interno dell’edificio vi sono, purtroppo poco visibili a causa del loro cattivo stato di conservazione, affreschi bizantini risalenti al X-XII secolo. Sulla parete sinistra di nord-ovest troviamo un affresco che rappresenta San Gerolamo da datare al XV secolo, eseguito da un artista ignoto. 

Inoltre di recente è la collocazione, all’interno del Battistero, di un sarcofago traslato dalla chiesa di San Domenico di Santa Severina raffigurante Angelo del Duca, comandante delle milizie cittadine che si sono opposte al conte Andrea Carafa nei due assedi del 1506 e del 1514. Oggi del sarcofago non resta che il coperchio ed i leoni in pietra che lo sostengono. 

La simbologia  del Battistero di Santa Severina

Una piccola curiosità sul Battistero è il ripetersi del numero otto nella costruzione architettonica, che assume un significato simbolico, da ricondurre all’ogdoade, simbolo dell’ottavo giorno: il primo della settimana e contemporaneamente al di fuori della settimana, il giorno escatologico, giorno della risurrezione di Cristo; figura quindi del battesimo che rappresenta il nuovo giorno.  

Il Battistero di Santa Severina è l’unico edificio religioso di epoca bizantina dell’intero Mezzogiorno d’Italia arrivato fino ai giorni nostri; ma ancora, purtroppo, poco conosciuto, che meriterebbe maggiore attenzione.

Domenico Squillace

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